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Industria del farmaco: il settore è ai primi posti

Scritto da silvio campione | 03/07/14 14.19
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria

“L'industria del farmaco rappresenta un valore e non un costo”. Massimo Scaccabarozzipresidente di Farmindustria Tweet this

Ottimismo e segnali positivi: l'assemblea annuale di Farmindustria lascia trasparire un settore in piena salute con un trend in decisa crescita, che vede le aziende del farmaco in Italia ai primi posti per produttività, export e innovazione.

 

I numeri del settore farmaceutico

Vediamo le cifre: nel 2013 l'export farmaceutico in Italia è cresciuto del 14% (gli altri comparti sono stabili) e negli ultimi 5 anni del 64%. Le aziende hanno determinato il 34% dell'aumento complessivo delle esportazioni manifatturiere in Italia dal 2008 al 2013.

Secondo i dati della Banca d'Italia, inoltre, dal 2001 al 2013 la farmaceutica ha aumentato la produttività: +55% rispetto al +1% della media nazionale. L'Istat, rileva Farmindustria, «mostra poi come anche nel 2014 il settore farmaceutico stia dando un forte contributo alla tenuta industriale, con una crescita manifatturiera del 2,6%, ossia oltre 3 volte superiore alla media, pari allo 0,8%».

Ed i numeri dell'industria farmaceutica chiariscono il suo peso: 174 fabbriche; 62.300 addetti; 28 miliardi di produzione (71% destinato all'export); 2,3 miliardi di investimenti (1,2 in R&S e 1,1 in produzione).

Per produzione ed export in Europa, inoltre, l'Italia è seconda solo alla Germania per valore della produzione farmaceutica in Ue con 28 miliardi, il 71% destinato all'export.

 

L’innovazione nel farmaceutico

Il settore è ai primi posti anche per l'innovazione: in Italia sono impiegati 5.950 ricercatori, che nel 2013 hanno potuto contare su investimenti pari a 1.220 milioni di euro. Le imprese del farmaco finanziano oltre il 90% della Ricerca svolta.

Un esempio di eccellenza è quello delle biotecnologie, che rappresentano la frontiera dell'innovazione farmaceutica: i farmaci e i vaccini biotech in sviluppo nel mondo sono 907. In Italia sono attualmente in sviluppo 403 molecole. A fronte di tali cifre, sottolinea Farmindustria, la spesa pubblica per medicinali in Italia è «più bassa che nella media dei grandi Paesi Ue del 27%», ma «l'Italia detiene il record Ue di vincoli nazionali e regionali per l'accesso ai nuovi farmaci con implicazioni sui tempi, più lunghi rispetto ai big Ue». Tanto che i nuovi medicinali possono essere resi disponibili due anni dopo l'approvazione a livello europeo.

 

«Oggi ci sono le condizioni per ricreare lavoro. Servono però stabilità del quadro normativo e certezza delle regole», commenta il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. «L'Italia ha necessità di una governance farmaceutica più efficiente – spiega – così come è opportuno semplificare la burocrazia e sviluppare un contesto più attrattivo per l'innovazione, cuore pulsante dell'attività delle imprese e impegno verso i pazienti».

È appena iniziato il semestre di presidenza italiano in Europa: «un'ottima occasione – afferma il presidente di Farmindustria – per dimostrare quanto vale l'Italia e quanto valgono le industrie. Le imprese del farmaco, consapevoli della loro eccellenza a livello internazionale, sono pronte a raccogliere la sfida». Quindi un riconoscimento all'esecutivo: «Il premier, Matteo Renzi, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e i Governatori di Lombardia e Lazio, Roberto Maroni e Nicola Zingaretti – sottolinea Scaccabarozzi – hanno dimostrato ripetutamente di credere nel settore e di considerarlo un importante asset industriale ad alta tecnologia».

Chiare, dunque, le richieste delle aziende del farmaco: «Velocizzare le procedure burocratiche riferite ai nuovi investimenti; accelerare l'accesso all'innovazione frenato da troppi vincoli nazionali e regionali; aiutare le imprese a utilizzare i Fondi europei per produzione e R&S; individuare sistemi premiali per i prodotti che contribuiscono agli investimenti; rendere più veloci le ispezioni ai siti produttivi». Interventi, rileva Farmindustria, «da accompagnare a una revisione del Titolo V della Costituzione, per riportare “al centro”, e quindi al Ministero della Salute e all'Agenzia italiana del farmaco, la politica farmaceutica oggi suddivisa in 21 realtà territoriali».

 

«Il semestre europeo di presidenza italiana inizia sotto i migliori auspici»

L'Italia «si posiziona meglio rispetto ad altri Paesi Ue», incalza. «L'Italia può essere il centro per la farmaceutica europea. Il mercato interno è stato in calo per le manovre degli ultimi anni, ma ora la stabilità sta arrivando grazie a questo governo e possiamo far ripartire gli investimenti. Per la prima volta vedo che le istituzioni stanno realizzando che l'industria del farmaco rappresenta un valore e non un costo».

Secondo il leader di Farmindustria gli italiani hanno «dato segno di responsabilità, chiedendo stabilità» riferendosi alle ultime elezioni. Dunque, precisa Scaccabarozzi, «siamo in un momento in cui forse l'Italia si posiziona meglio rispetto ad altri Paesi europei. Tanto che l'Ue ha fatto delle raccomandazioni, anche in relazione alla spesa farmaceutica, ma il nostro Paese ne è stato escluso. Ciò significa che ha fatto passi avanti e ora non c'è più la pressione da parte europea».

Una visione confermata anche dal vicepresidente di Farmindustria, Lucia Aleotti: «Il settore sta rialzando la testa grazie a questa nuova stabilità e gli investimenti stanno tornando verso l'Italia; questa è un'occasione straordinaria per rilanciare l'occupazione». Con 170 aziende e 19 miliardi di export in farmaci, ha ricordato, «l'Italia è il secondo Paese Ue produttore di farmaci dopo la Germania, ma nell'ultimo anno è stato il Paese con la più grande crescita al mondo di export farmaceutico».

Da qui la promessa di Farmindustria di nuovi investimenti a breve per la creazione di 2 mila posti di lavoro che saranno, ha concluso Aleotti, «ad alta qualificazione».