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Medici Oncologici, i vantaggi dei Social Network sono molteplici

02/10/20 17.05 / di Diego Pascarella

Che l'utilizzo dei social network e delle tecnologie comunicative digitali fosse in grande espansione anche all'interno del mondo medico non è una novità. Da anni ormai i medici, della maggior parte dei settori, ne fanno uso a fini lavorativi, traendone benefici professionali. Questa tematica ed in particolar modo l'utilizzo dei social da parte dei medici oncologi è stato oggetto di studio e di analisi del virtual meeting MEMO 2.0 20 (Merck Oncology Meeting Emotional Experience). L'iniziativa promossa da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha avuto come temi principali la gestione del paziente oncologico nel corso dell'emergenza COVID-19, le possibilità offerte dalle tecnologie digitali e l’impatto dei social media nell’interazione con i pazienti.

Punto centrale dell'evento è stato un sondaggio, a cui hanno partecipato oltre 100 medici, riguardante la loro propensione all’utilizzo dei social media e di altre risorse digitali nell’ambito della loro professione.

I dati emersi hanno certificato che una gran fetta di questi ha un profilo social attivo (90%). Ma in particolare sono le modalità d'utilizzo a darci maggiori informazioni riguardo l'importanza dell'uso dei social in campo medico: la metà di questi, infatti, riferisce di utilizzare i social per aggiornarsi professionalmente e condividere informazioni riguardanti la propria attività scientifica. Linkedin e Twitter vengono considerati i social "più professionali" in quanto si addicono meglio alle finalità mediche.

Meno rilevanza, invece, ha assunto la comunicazione medico-paziente tramite social. Il 76% degli intervistati non preferisce questo tipo di comunicazione, privilegiando la comunicazione face to face, o - in caso di soluzioni a distanza - con modalità come il contatto telefonico o video.

Anche queste soluzioni "di riserva" sembrano essere ben viste dagli intervistati che "hanno riconosciuto il valore delle soluzioni di telemedicina, e non solo al punto di vista funzionale. Il 58% dei rispondenti ha infatti confermato che questi strumenti non penalizzano affatto l’interazione col paziente dal punto di vista dell’empatia, anche quando confrontati alla classica visita face-to-face" ha spiegato Alberto Maestri, Digital Transformation Advisor, che ha presentato l’indagine nel corso dell’evento.

Questa tematica si è ricollegata anche alla gestione del paziente oncologico nel corso dell'emergenza COVID-19. Infatti, queste nuove modalità di consulto sono state protagoniste durante il periodo di lockdown, consentendo di ridurre sensibilmente l'impatto dell'emergenza COVID-19 sulle attività dei reparti di oncologia italiani. “Un recente studio pubblicato sull’European Journal of Cancer ha dimostrato come il 70% dei nostri reparti di oncologia abbia ridotto di poco o nulla l’attività durante il lockdown – ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business farmaceutico di Merck in Italia nel suo discorso di apertura al MEMO.. Certo, tanto resta da fare: se l’assistenza ha rallentato di meno, il numero degli screening pare aver subito una significativa riduzione anche nel nostro Paese. Questo non deve succedere: sappiamo tutti come i ritardi nelle diagnosi riducano sensibilimente le possibilità di curare i tumori efficacemente. In questo, ancora una volta, un grosso aiuto potrà venire dalla rete e dalla tecnologia digitale. L’oncologia italiana è ben consapevole di ciò, e oltremodo attiva, come hanno dimostrato le tante esperienze e best practices presentate nel corso delle due giornate del MEMO. Da parte nostra, confermiamo il nostro impegno nel favorire il confronto e la diffusione del sapere scientifico, anche in un periodo così difficile, attraverso formati innovativi: MEMO 2.0 20 è stata la nostra prima esperienza di meeting 100% virtuale, e di certo non sarà l’ultima”.

Infine, i medici intervistati hanno anche riconosciuto ai social un valore positivo, quasi terapeutico, dal lato paziente, con la condivisione dell'esperienza della malattia: ad esempio la maggior parte di loro ha valutato positivamente il fenomeno dei cancer blogger, ovvero quelle persone, malate di cancro, che utilizzano i social network per raccontare le proprie storie e il rapporto con la malattia.

Topics: Merck, oncologia

Diego Pascarella

Scritto da Diego Pascarella

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